Basta nuove tasse, please

La spending review, ossia la rassegna delle spese finalizzata alla loro riduzione, è diventata una stretta necessità. Non soltanto per ragioni ideali, pur sempre valide, ma anche perché la politica di riduzione del deficit per arrivare nel 2013, attuata quasi soltanto con aumenti delle imposte, sta aggravando il calo del pil. In questo modo viene a mancare il sistema più semplice di diminuzione del peso del governo, ovvero quello di mantenerne invariata la spesa mentre si accresce il pil.
8 AGO 20
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La spending review, ossia la rassegna delle spese finalizzata alla loro riduzione, è diventata una stretta necessità. Non soltanto per ragioni ideali, pur sempre valide, ma anche perché la politica di riduzione del deficit per arrivare nel 2013, attuata quasi soltanto con aumenti delle imposte, sta aggravando il calo del pil. In questo modo viene a mancare il sistema più semplice di diminuzione del peso del governo, ovvero quello di mantenerne invariata la spesa mentre si accresce il pil. La contrazione del pil in termini reali, se non si riduce il volume reale della spesa, comporta il rischio del cosi detto “avvitamento”, ossia una situazione nella quale si debbano aumentare le imposte generando un’altra frenata per la crescita. Sarebbe stato meglio che nel decreto salva Italia si fosse agito di più sul lato della spesa e di meno sul lato tributario, in particolare con le imposte sugli immobili che generano un massimo di effetti depressivi, mediante la capitalizzazione dell’imposta nel valore dei beni colpiti. Ma c’era urgenza e c’era il desiderio di tasse patrimoniali. Ora il danno è fatto e occorre correre ai ripari. La cifra di risparmi sulle spese inclusa nel Def (Documento di economia e finanza) del 2012 è ufficialmente di 13 miliardi, ottenuti riducendo i trasferimenti correnti alle Pubbliche amministrazioni (7 miliardi), gli acquisti della Pa (5 miliardi) e il monte delle retribuzioni dei dipendenti pubblici (1 miliardo). Poiché i trasferimenti alle Pa vengono diminuiti in cambio di maggiori imposte degli enti locali, in realtà il risparmio di spesa è per ora di soli 6 miliardi. Un importo esiguo, considerato che la spesa pubblica corrente dal 2000 al 2008, ultimo anno prima della crisi, al netto degli interessi, è cresciuta di 3 punti del pil, ovvero di oltre 50 miliardi.
Probabilmente occorrono misure strutturali per riduzioni consistenti, nel medio e lungo termine, anche nella finanza regionale e locale. Ma in attesa che il processo di spending review dia i suoi frutti, qui e ora è urgente evitare l’aumento dell’Iva di 2 punti che dovrebbe scattare nel terzo trimestre e apportare nelle casse dello stato 4 miliardi nel 2012 e 6-7 miliardi nel 2013. Questa misura eserciterebbe sicuramente nuovi effetti recessivi sul pil. Ridurre di 4 miliardi di euro una spesa pubblica che sfiora gli 800 miliardi non è impresa impossibile, è oramai un must.